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Clientelismo

Quando si scrive un Blog ci sono sottili linee da non oltrepassare. Alcuni argomenti sono troppo condivisi (per richiamare il sottotitolo del mio Blog) per essere interessanti. Come scrivere un post su "La politica estera della Germania Nazista è stata troppo aggressiva". Se nessuno la pensa in modo diverso da te, cosa si puntualizza a fare? Lo scopo non è aver ragione (o dimostrare quanto si è svegli) ma sempre creare un dialogo: non per convincere qualcuno (non mi interessa molto essere maggioranza) ma per migliorare la comprensione di tutti (me compreso) su argomenti che ritengo importanti per la società.

Probabilmente quindi parlare in questo momento di UDEUR su internet non ha senso. Per leggere insulti sull'UDEUR potete andare più o meno su una pagina a caso di Internet. Eviterò quindi di parlare della vicenda giuridica di per se, del conflitto magistratura-politica, della crisi di governo. Cercherò di parlare solo della situazione che è venuta fuori dalle indagini. Come ho già scritto in precedenza le sentenze non servono solo per leggere il verdetto, ma servono per leggere i fatti. Queste fughe di notizie (che colpiscono misteriosamente tutti i casi in cui politici sono implicati) ci da la possibilità, prima della sentenza, di farci un'idea nostra considerando solo i fatti (così come li riporta l'accusa... ma la presenza delle intercettazioni permette di crederli quantomeno verosimili)

Essenzialmente il cuore del problema è che l'UDEUR minacciava la giunta campana di togliere il proprio appoggio se non avesse concesso determinate cariche a determinate persone. Se questa sia o meno concussione (argomento su cui il Campanile, giornale dell'UDEUR, si interroga lungamente con ovvie conclusioni) personalmente proprio non mi interessa. Penso sia molto più interessante l'immagine da Mafia sicula degli anni '40 che viene fuori.

Per chi ancora non lo sapesse, il nucleo della questione è costituito da tre nomine:

1- la nomina a capo dell'Iacp di Benevento (roccaforte UDEUR) di Umberto Del Basso De Caro (DS), contro l'uomo del Campanile. De Caro sa che avrà intorno a lui tutte le strade sbarrate tanto che viene intercettato chiedere "perdono" per la sua nomina ad un luogotenente dell'UDEUR, Carlo Camilleri, con le parole: «Ma io non sono contro Mastella e la sua signora, quando hanno bisogno non devono fare altro che chiamarmi, e di dire "guarda ho bisogno di questa cosa", ci mancherebbe, e io mi metto a disposizione. Contano i fatti, penso di essere più efficiente di tanti suoi iscritti».

2- la posizione del direttore generale dell'ospedale San Sebastiano di Caserta, Luigi Annunziata. Eletto in quota UDEUR passa poi sotto l'ala di Rutelli e si rifiuta di ottemperare a determinate nomine pilotate da Alessandra Lonardo in Mastella: due primari (cardiologia e neurochirurgia) e un direttore tecnico.

Tanto che la signora Mastella appare in questa intercettazione molto "piccata"...
Camilleri: «Mi ha detto (NdR, parlano dell'Annunziata): ma perché ce l'hanno tutti con me? Io sono stato sempre a disposizione».
Lonardo: «Allora ti dice cazzate, perché non è vero. È stato a disposizione di altri, certamente non di noi».
Per poi aggiungere, alla fine della relazione del luogotenente: «Allora, per quanto mi riguarda, lui è un uomo morto».

Fa anche qualcosa di attivo per avvicinare questa morte (politica) annunciata? Secondo gli inquirenti di sicuro non mancano gli sforzi verso quel fine: «[I Coniugi Mastella] ponevano in essere atti idonei a contrastare il direttore generale dell'ospedale San Sebastiano di Caserta, dottor Annunziata, attraverso una interpellanza regionale sottoscritta da numerosi consiglieri regionali in quota Udeur, strumentalmente diretta alla verifica dell'idoneità al ruolo del Dg». Lo stesso Annunziata conferma tutto e sostiene di essere riuscito a sopravvivere solo grazie ad una massima trasparenza che lo ha reso irricattabile.

3- Le prime due questioni avevano scatenato la rabbia dellUDEUR che ora vuole direttamente imporre le proprie nomine. Vanno da Bassolino a reclamare la nomina a direttore dell'ASI (Area di Sviluppo Industriale). Viene fatto un vertice per decidere il nome del candidato da imporre. Il primo candidato è Lucio Lonardo, cugino di Alessandra Lonardo. A questo punto forse si accorgono di stare esagerando e decidono di candidare Luigi Abate. Fanno pressioni su Bassolino in tal senso? Ovviamente non lo so. Ma attualmente Abate è presidente dell'ASI, e da varie intercettazioni si vede come questo era stato deciso da Mastella. Forse è un caso.

A questi tre punti principali si aggiungono decine (!) di intercettazioni riguardanti pressioni su cariche minori. Forzature su sindaci di paesini, consiglieri di comunità montane, giudici. Un'associazione, se non a delinquere, a governare tutto il governabile. Ok, non sappiamo e non ci interessa se questo sia reato. Mastella le considera "normali discussioni sui criteri tipici della politica".

Giusto per chiarezza, non è vero. Ora si può anche credere che si tratti di "intercettazioni ritoccate", come ha fatto intendere nel suo intervento. In tal caso effettivamente saremmo di fronte ad un complotto clamoroso, che coinvolgerebbe decine di persone a tutti i livelli di polizia e magistratura. Ma se questo non è il caso (e personalmente sono molto ostile ai complotti) non si può considerare i fatti "normali discussioni". Sono forse normali (nel senso di "comuni") in Italia, ma come si può considerare normale dichiarare un DG "uomo morto" perchè non ha accettato le nomine ai posti di primario imposte dall'alto? Ammettiamo anche per un istante che i Mastella non abbiano fatto niente per punirlo. E' ugualmente scandaloso che la nomina di un primario venga richiesta dalla politica. E' ugualmente scandaloso che un rifiuto a tale richiesta scateni quella rabbia, come se si trattasse di una cosa normale e dovuta.

La nomina di un primario, in teoria, non è politica. E' una nomina tecnica, per meriti, numero di pubblicazioni scientifiche scritte, titoli. Dov'è finita la meritocrazia? E il suo collega che sarebbe stato ingiustamente silurato? E i pazienti che si troveranno a essere curati in un reparto a capo del quale non è stato messo il miglior candidato? Non si tratta di un reato senza vittime, il senso di frustrazione quando si viene superati ingiustamente può rovinare la vita. Dobbiamo rassegnarci al fatto che siamo solo dei coglioni se vogliamo farcela solo con le nostre forze, se sosteniamo di non aver bisogno di raccomandazioni? E' veramente questa la migliore Italia?

I have a dream. Io non sogno una classe politica migliore. Io sogno un popolo Italiano migliore che non riesca neanche ad immaginare di votare una persona che è disposta ad azioni, legali o illegali che siano, che rovinano la nazione in cambio di consenso. Basta. Se in Campania non c'è di meglio da votare, capisco qualsiasi forma di protesta. Se un numero sufficiente di persone lo chiede, forse un giorno un'alternativa sarà anche possibile. Per il consenso i politici son disposti a tutto forse anche, addirittura, ad essere onesti.

Magistratura, Informazione e Politica

A volte è interessante ricordare la costituzione per iniziare una discussione.

Articolo 101

La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

La Costituzione aiuta a ricordare alcuni dei concetti su cui è stata creata la nostra Repubblica. Non perché se così la pensavano nel '46 sicuramente è il miglior modo di governare, ci mancherebbe, il mondo evolve. Ma la Costituzione è un corpus di articoli sviluppato seguendo un criterio di base di divisione dei poteri evoluzione moderna di quel che aveva pensato Montesquie due secoli prima. O si rivoluziona completamente o, la modifica di un articolo arbitrario può portare facilmente alle condizioni adatte al colpo di stato, palese o meno.

La Giustizia e l'Informazione, terzo e quarto potere, devono essere autonomi dai primi due e forniscono le garanzie della loro onestà. Sono i controlli indipendenti aggiunti alla Costituzione per assicurarsi che la sovranità rimanga sempre al popolo. In Italia questo non succede, l'informazione è in mano alla politica. Quest'estate durante una conferenza provavo a spiegarlo a degli amici Coreani. Mi chiedevano, ridendo, se davvero in Italia le tre reti nazionali erano divise tra i partiti. Pensavano fosse un'esagerazione dello stereotipo, come se mangiassimo pizza tutti i giorni suonando il mandolino. Quando gli ho spiegato che quella era la situazione della prima repubblica e ora è molto peggio con la discesa in campo politico del proprietario del maggior polo televisivo privato, non capivano perchè nessuno gridava al colpo di stato.

Il controllo sull'Informazione ha permesso di far passare senza polemiche il controllo assunto sulla Giustizia. Come in un gioco del domino, più il colpo di stato va avanti più è difficile fermarlo. Sempre più tasselli pesano sul prossimo obbiettivo.

Riassumo i fatti brevemente come solito.
  • De Magistris indaga sull'inchiesta "Why Not", legata a flussi di denaro in Calabria per appalti pubblici coinvogliati a vario titolo a una finanziaria San Marinese apparentemente legata ad una associazione segreta forse di stampo massonico. Tra gli indagati Antonio Saladino e Piero Scarpellini. Indaga inoltre sulle "Toghe Lucane", fenomeni di corruzione interne alla magistratura Calabra.
  • Fughe di notizie interne portano tale inchieste ai giornali.
  • Le stesse "Toghe Lucane" protagoniste dell'inchiesta muovono molte critiche all'operato di De Magistris e effettuano controlli quasi quotidiani sull'attività del Magistrato. Viene aperto su di lui, d'ufficio, un provvedimento disciplinare (che non porta a nulla).
  • Il Guardasigilli Clemente Mastella manda varie commissioni a indagare sull'operato del Magistrato, motivando con il provvedimento di cui sopra, il suo interessamento.
  • Il Guardasigilli chiede l'allontanamento del Magistrato dalla procura di Catanzaro, titolare per quelle indagini, nonchè del procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi che l'aveva appoggiato. Scoppia il caso. La sentenza del CSM è fissata per l'8 ottobre.
  • Inizia la macchina mediatica. La trasmissione "Annozero" viene attaccata fortemente sia da Prodi sia da Mastella. Entrambi premettono i loro commenti con un "Anche se non ho visto la trasmissione...". Titoli del Corriere di quei giorni, 5 ottobre: Prodi: «Annozero? Puntata poco seria e professionale» Mastella: «Contro di me un linciaggio» Il Guardasigilli: «Pronti a sfiduciare il Cda della Rai». Nuove accuse a De Magistris. Nessuno (pochi) fa notare come sia in corso l'attacco di un magistrato da parte dell'esecutivo per via di indagini legate a membri dello stesso esecutivo (Prodi è già tra gli indagati).
  • L'8 ottobre il CSM si esprime in modo negativo sulla richiesta di trasferimento d'emergenza presentata del Guardasigilli. Proseguono le indagini (che non porteranno a nulla) sul magistrato a cui è permesso di continuare a indagare nel frattempo sino al processo definitivo il 17 dicembre.
  • 14 ottobre. Mastella viene aggiunto al registro degli indagati per l'inchiesta Why Not.
  • 20 ottobre. L'inchiesta viene tolta a De Magistris per via dell'evidente situazione di conflitto nel dover indagare su chi lo ha pubblicamente insultato e osteggiato.
Per cosa è stato indagato Mastella? Per via di numerosi contatti telefonici intercettati tra lui (che ricordiamo era tra i principali sostenitori di un rapido freno alle intercettazioni nonchè di un disegno di legge per evitarle) e Saladino, il principale indagato. Mastella si dichiara estraneo ai fatti criminosi.

Il fatto assurdo è che, in questo caso, la presenza o meno di fatti criminosi è secondaria. Se sia o meno colpevole dei fatti in questione, è un di più, una colpa ulteriore e volendo trascurabile. Non bisogna aspettare il giudizio della corte e la fine delle indagini (se a questo punto mai continueranno) per dire che Mastella ha chiesto lo spostamento di un magistrato che si occupava di indagini su un suo amico, Antonio Saladino che, nelle intercettazioni, lui chiama affettuosamente «Tonì». Questo è provato e palese. Che Mastella e Saladino siano amici è presente nelle intercettazioni. Che Mastella abbia tentato in più modi di rimuovere De Magistris che indagava sul suo amico Saladino non è in discussione. E, anche se per ora sembra che di irregolare nelle indagini di De Magistris non ci sia niente, ha ottenuto il suo scopo.

Altro obbiettivo raggiunto e' stato inoltre ufficializzare l'editto: "Se qualcuno indaga su qualcosa che non ci piace, lo possiamo sbattere fuori dall'inchiesta e frenarne la carriera: l'informazione ne parlerà solo in modo confuso". Il successore di De Magistris proseguirà l'inchiesta? Se l'inchiesta non portasse a nulla, potrei io essere convinto che si sia trattato effettivamente di un falso allarme e non che il magistrato scelto per sostituire De Magistris non fosse accondiscente?

Spesso viene citato l'assurdo algoritmo per cui la politica risponde agli attacchi della magistratura faziosa. Non sono attacchi, ma difese insomma. Non viene però ricordato che per la magistratura attaccare la politica è un ruolo costituzionale. Viceversa, se la politica attacca (o risponde agli attacchi) la magistratura è un colpo di stato. Ci sono altri organi che sono adibiti a quello scopo, in particolare il CSM presieduto dal Presidente della Repubblica.

Si è all'assurdo per cui la par condicio significhi dare a tutte le ipotesi lo stesso peso, a prescindere dai fatti e dalle colpe. Elencare i fatti e giungere a conclusioni, esporre per esteso le sentenze non può essere equiparato ai pareri delle varie forze politiche. Ci sono fatti e ci sono opinioni. Non vi è par condicio tra il dimostrato e il dimostrabile così come non c'è tra il vero e il falso.

PS: in America un parlamentare anche solo sospettato di qualcosa sceglie subito il giudice notoriamente più schierato per l'altra fazione politica (per evitare ogni ombra), lascia tutti gli incarichi, e cerca di accelerare il più possibile le indagini. Se non lo fa lui, lo costringono a farlo i suoi compagni di partito per evitare scandali che condannerebbero (e hanno condannato in passato) la sua parte politica.
In Italia, se uno decide di non votare Prodi per via di ombre rimaste su di lui dovute a questa inchiesta cosa fa, vota Berlusconi per premiare la trasparenza? Non metto neanche la faccina che ride, c'è pochissimo da ridere.

V-Day 2

Visto che non scrivevo da un po', aggiungo questo post per monitorare le successive evoluzioni del fenomeno. Sulla carta stampata il fenomeno è esploso. Il numero di articoli e commenti televisivi ha subito un'evoluzione curiosa. Solitamente un evento presenta una curva di interesse con un massimo intorno alla data. Se ne parla sempre più, poi avviene l'evento e man mano l'attenzione scema.

Per il V-Day l'attenzione mostratagli è stata davvero curiosa. Il 7 settembre, la vigilia, molte persone non sapevano ci sarebbe stato. Il numero di articoli sull'argomento era ridicolmente basso, si trovava sulla pagina locale tra gli eventi del week-end. Trafiletti a pagina dodici.
La sera un breve annuncio (errato, cita solo due dei punti, dimenticando l'elezione diretta dei candidati). Il giorno dopo, il TG1 ne parla per ventinove secondi, di cui gli ultimi dieci per spiegare le opinioni di Bersani e Casini sulla questione.

Poi, man mano, succede qualcosa. Il fenomeno fa audience. E quando c'è audience i giornalisti ne parlano. Ma come ne parlano? L'errore logico è quello che aveva compiuto Scalfari nel suo primo editoriale. Fomentare la rabbia porta a dittature e terrorismo. Quanto questo ragionamento sia sbagliato è palese. Immaginiamo un popolo mal governato che ha fame. Scoppia una rivoluzione. La colpa è di chi ha detto basta e ha guidato la rivolta o dei governanti sordi che hanno tentato di tenere il popolo alla fame? La fame di giustizia è forse meno importante? Se le parole di Grillo spingessero qualcuno al terrorismo o alla rivoluzione (e non è il caso), la colpa sarebbe di Grillo o di una situazione insostenibile?

E soprattutto, i commenti giornalistici che tentano di deligittimare un atto democratico per ghettizzarlo e espellerlo dal cammino istituzionale (allo scopo di evitare che abbia consensi tra l'elettorato moderato) sopiscono o alimentano la rabbia di chi, per sua indole psichica, potrebbe effettivamente compiere un gesto scellerato?

Per divertimento, questo video è abbastanza interessante, seppure in parte eccessivo, qualche esempio di informazione più corretta c'è stato. Ma chi ha fatto quel video non è un professionista e non viene pagato dallo stato per informare.

V-Day

Ora che gli animi si sono un po' calmati, è giusto parlare del V-Day.

Non è stata una bella manifestazione. Anzi, era gretta nei modi e populista nei termini, come molte cose che fa Grillo, pronto a cavalcare qualsiasi battaglia e qualsiasi problematica gli venga proposta senza essersi prima assicurato che il problema sia reale. Dal signoraggio agli inceneritori, dalle scie chimiche alla TAV, si getta lancia in resta sparando le sue battute come fossero verità dimostrabili e dimostrate.

Anche sul caso specifico, sulle proposte di legge fatte, c'è poi da ridire. Sull'argomento (come su molte cose) trovo condivisibili alcune cose scritte da Daniele Luttazzi: sono leggi quantomeno opinabili. Non si può ammettere che l'uomo non possa cambiare, negare una seconda possibilità a qualcuno perchè magari a vent'anni aveva fatto una stupidaggine. O chi si macchia di reati per protestare. O, come Grillo stesso, per guida pericolosa. In alcuni casi non c'è correlazione tra il reato e la possibilità che il candidato sia un buon politico. In molti sì, ma una legge? Non dovrebbe bastare il buon senso degli elettori? Stesso discorso per le due candidature. Non dovrebbe essere necessaria una legge, molti partiti già lo fanno e nei singoli casi dovrebbe bastare il giudizio degli elettori.

Nonostante questo io ho firmato. A volte anche leggi ingiuste servono. Servono per rompere situazioni troppo statiche e inattaccabili. Se nel paese non ci fosse il monopolio partitico dell'informazione e l'attuale legge elettorale che blocca la scelta dei candidati, probabilmente non ce ne sarebbe bisogno; ma in un paese in cui il potere decisionale dell'elettore sovrano è castrato e le segreterie di partito possono mettere in parlamento chi preferiscono senza timore di scandali, allora ben vengano leggi ingiuste. Faccio l'esempio delle quote rosa. Sono ingiuste e anticostituzionali, ma servono nel momento specifico per permettere di rompere l'attuale egemonia maschile alla testa dei partiti.

La vera notizia comunque non è stata il V-Day. Non sono state le trecentomila persone che hanno firmato. Il fatto è che per queste trecentomila persone, manifestazione di una realtà arrabbiata e di un disagio contro il mondo della politica, il V-Day (che poteva essere una valvola di sfogo) è diventata un'ulteriore causa di risentimento. Perchè i politici non hanno commentato, non hanno ascoltato. Hanno attaccato nel modo più violento, cioè oscurando del tutto la manifestazione.

Quando ci fù il Family Day, manifestazione a cui andarono circa cinquecentomila persone, non si parlò d'altro per il mese prima e per il mese dopo. La parallela manifestazione sul "coraggio laico", a cui non andarono neppure diecimila persone, ebbe poco meno seguito giornalistico. Il V-Day è stato cancellato completamente. Prima della manifestazione il vuoto assoluto. Nessuno doveva sapere (e non voglio sbilanciarmi sui numeri possibili di presenti nel caso in cui la notizia fosse andata ai telegiornali). Ma è stato il 9 settembre che la manipolazione dell'informazione è stata più eclatante. Dei primi 16 titoli che escono su Google News, 9 sono sul commento di Casini: "Una vergogna l'attacco a Biagi". Nessun giornalista che scrive "Chissà dove Casini abbia visto (senza essere lì) un attacco a Biagi (o un discorso su Biagi) che non c'è mai stato". Nessuno che gli fa comunque notare che un'eventuale discussione sulla legge intitolata a Biagi (che comunque non c'e' stata) non è un attacco all'uomo Biagi ma alla legge che porta il suo nome, e che è stata scritta dopo la sua morte e a lui intitolata proprio per raccogliere compassione e distogliere le critiche alla legge.

A tutt'oggi non ho letto nessun commento di un editorialista (nota 1) alle leggi proposte, nè positivo nè negativo. Ho letto solo, spacciata per notizia, la solita trafila di commenti dei vari politici. Perchè mi dovrebbe interessare quello che Bertinotti pensa del V-Day? Se lo voglio sapere mi vado a vedere il sito di Bertinotti. O vado ad una sua conferenza. O guardo una pagina di tribuna politica, che potrebbe essere ad esempio posta subito dopo la notizia vera e propria. Ci sono gli spazi adatti per conoscere le opinioni dei politici, ma l'informazione è un'altra cosa, e dovrebbe essere slegata dai commenti dei politici. Portare numeri e fatti. Ad esempio citare che in effetti all'interno del parlamento italiano c'è il maggior numero di parlamentari pregiudicati del mondo occidentale. Spiegarci in quali paesi della zona Euro il limite a due candidature è già stato sperimentato e con quali risultati. Quali sono i problemi tecnici delle elezioni dirette del candidato. Informazione insomma.

Devo dire che, nel caso specifico del V-Day, evento che ho visto sia dal vivo sia sugli schermi televisivi, mi sono finalmente reso conto della gravità della situazione dell'informazione Italiana. Le ONG di verifica internazionale ci hanno considerato dal 2004 al 2006 una nazione a libertà di informazione parziale, unica nazione occidentale, per via del noto conflitto di interessi. Nel 2007 ci hanno riammesso tra i paesi in cui c'è libertà di informazione, ma solo perchè ora la cosa è meno palese. Se si facesse leggere ai ragazzi di Freedom House quest'articolo, che noi leggiamo senza meraviglia, su come la dirigenza Rai viene decisa non penso che manterrebbero il loro giudizio.

1: In questo clima apprezzo Scalfari, bistrattato dai Grillini vari ed eventuali, che ha scritto un editoriale sull'argomento. Un editoriale contro, ma ne parla, si espone. Non apprezzo il suo degradare il movimento nella sua storia prima di parlare sulle idee: è un modo di esporre il proprio pensiero fazioso in quanto si basa su fatti non correlati per dare al lettore una impostazione mentale negativa quando si leggeranno poi i fatti e le idee del movimento. Ma almeno discute e non tenta di affossare nel nulla la cosa. Certo, poteva scrivere un articolo su Repubblica anche prima dell'evento, invece di rispondere alla chiamata al silenzio...

Primarie del Partito Democratico

Normalmente preferisco parlare di fatti passati. Volevo quindi aspettare il 14 ottobre per commentare sull'argomento ma nel frattempo esprimo un giudizio di mezzo termine, il giorno dell'apertura ufficiale della campagna. Il giudizio in fondo, per ora i fatti: breve cronistoria fino ad oggi, potete anche saltarla. Serve solo per avere una base comune.

2003: l'idea lanciata da Michele Salvati (DS) di formare un partito unitario di centro-sinistra viene ripresa da Romano Prodi.
2004: nasce la lista elettorale Uniti nell'Ulivo per le elezioni europee. Comprende DS, Margherita, SDI e Repubblicani Europei, partito sorto dalla scissione delle parti più riformatrici dal PRI quando questo si alleò con la CdL. Italia dei Valori, chiamata da Prodi a partecipare, si scontra con il veto dei socialisti dello SDI e viene esclusa.
2005: Elezioni regionali. Vittoria del centro sinistra che scende in campo questa volta come coalizione di partiti chiamata L'Unione. Ne fanno parte DS, Margherita, PRC, SDI, Verdi, Udeur, PCI, IdV e MRE. La sconfitta causa nella CdL una crisi di governo che da luogo al terzo governo Berlusconi.
Aprile 2006: Elezioni politiche. All'interno dell'Unione, le prove di Partito Democratico si scontrano contro gli apparati. Alla camera Margherita, DS e MRE corrono insieme come Uniti nell'Ulivo (lo SDI nel frattempo è uscito definitivamente dal processo di formazione del nuovo partito), ma non riescono a proporre una lista comune per il senato, per cui alla fine alla camera alta corrono divisi. Anche per questo motivo i voti al senato risultano inferiori a quelli alla camera e la vittoria dell'Unione viene smorzata dalla sostanziale parità ottenuta dalle due coalizioni a Palazzo Madama.
Ottobre 2006: si svolge a Orvieto un seminario in cui Margherita, DS e MRE definiscono le linee guida per il processo di formazione del PD.
Dicembre 2006: viene pubblicato (scritto a più mani) il Manifesto per il Partito Democratico.
Aprile 2007: in contemporanea i congressi di Margherita e DS annunciano lo scioglimento dei partiti per confluire nel PD. Nei DS si oppongono per motivi in parte diversi Fabio Mussi e il suo "correntone" (rappresentante di circa il 25% dei voti interni ai DS) e Gavino Angius. Entrambi decidono di iniziare a elaborare un partito a sinistra del PD. Critica la mancata collocazione del PD nel PSE. Nella Margherita le uniche opposizione vengono da Arturo Parisi e Willer Bordon, che vorrebbero uno scioglimento delle correnti interne alla Margherita, e da Gerardo Bianco che lascia il partito.
Maggio 2007: nasce il comitato 14 ottobre per le primarie del PD. A fine mese vengono scritte le regole per le candidature.
Giugno-Luglio 2007: viene scelto Walter Veltroni (DS) come candidato ufficiale per la corsa alle prossime elezioni politiche, in ticket con Dario Franceschini (Margherita). In virtù di questo si candidano (sempre in ticket) alla segreteria del PD. A seguire si candida anche Rosy Bindi (Margherita) e poi Enrico Letta (Margherita), inizialmente in ticket con Pier Luigi Bersani (DS) che poi ritira il suo appoggio. Questi sono i tre candidati "ufficiali", sponsorizzati dalle segreterie e con apparati alle spalle.
Vi sono poi due candidati politici esterni, Antonio Di Pietro e Marco Pannella, che vengono però esclusi dalla commissione tecnica in base alla loro appartenenza a partiti esterni al PD e Furio Colombo, giornalista dell'Unità che viene escluso perchè le firme consegnate sono state copie via fax e non originali.
A questi si aggiungono gli outsider Mario Adinolfi, Jacopo Gavazzoli Schiettini e Pier Giorgio Gawroski, oltre a Enrico Andreoni, Lucio Cangini e Amerigo Rutiliani che però non riescono a raccogliere le firme necessarie.
Nel frattempo il MRE, partito fondatore sin dall'inizio, lascia il progetto perchè ritiene che il PD si sia rivelato semplicemente la somma dei due apparati di DS e Margherita.

Questi sono i fatti (penso sia importanti dividerli nettamente dalle analisi soggettive).
Dovendo dare un giudizio, mi viene in mente delusione. Non perchè volessi (o non volessi) votare il nuovo soggetto, ma perchè comunque il PD è un tassello del nuovo mosaico della politica dopo il periodo transitorio (durato più di dieci anni) della Seconda Repubblica. Sinistra, PD, Grande Centro (è di oggi la notizia dell'accordo tra Mastella e Casini, con un target ideale del 10%, anche se si sapeva già da molto tempo). A destra è ancora un po' confuso, ma è questione di tempo e si adatteranno, come si è visto le elezioni danno ragione ai partiti unici. Come in tutti gli arazzi, la qualità di un filo influenza tutta la trama. Se in una competizione i miei avversari corrono forte, vengo spronato anche io a correre di più. Per questo speravo in un Partito Democratico forte e innovativo che superasse i partiti e fosse di ispirazione al resto della politica per uscire da questo che penso sia uno dei momenti più bassi della democrazia Italiana.

Invece le regole (a partire dall'esclusione di Colombo per le firme via Fax) sono state scritte appositamente per ingessare gli apparati e evitare sorprese. Come può un cittadino senza un apparato politico raccogliere 2000 firme da 5 regioni diverse in 48 ore? Questo apre una seconda domanda: perché è necessario avere un apparato politico alle spalle per candidarsi alle primarie di un partito? Il Partito Democratico made in USA spesso chiamato in causa come ispirazione ideale non richiede niente se non l'adesione al manifesto per candidarsi. Ma questo sarebbe decisamente improponibile per le segreterie Italiane.

Ma ancora più eclatante è stato il caso Di Pietro-Pannella. Furio Colombo, amareggiato per la sua esclusione forzata, scrive un articolo molto esplicito sull'argomento in cui afferma che l'esclusione di Di Pietro e Pannella è stata politica e non tecnica, nonostante a escluderli sia stata una commissione tecnica. Fa maggiormente specie il fatto che le motivazioni dell'esclusioni erano state suggerite da Walter Veltroni. Ma Walter non è (ancora) il segretario, è un candidato. Che senso ha un candidato che suggerisce ad una commissione tecnica di non accettare le candidature di suoi oppositori? Si può opporre a tutto questo: ma c'è un regolamento che parla chiaro. La commissione tecnica ha detto che in virtù degli articoli 1,2 e 7,4 non possono partecipare, in quanto "Appartenenti a partiti nazionali". E questo è il punto forse più interessante della vicenda. Tutti i giornali hanno riportato la notizia esattamente così. Ma pochissimi hanno riportato chiaramente (e nessuno in grande evidenza) il testo dei due articoli, che parlano fondamentalmente di altro! L'articolo 1,2 in particolare parla del fatto che il candidato deve essere italiano o comunitario e avere più di 14 anni. Il 7,4 è più inerente, ma ancora non vieta a Di Pietro di candidarsi, forse maggiormente a Pannella. In particolare esclude la candidatura "di persone notoriamente appartenenti a forze politiche o ad ispirazioni ideali non riconducibili al progetto dell’Ulivo-Partito Democratico". Sia nello spirito sia nella lettera il testo è chiaro. Se fai parte di un partito che non ha niente a che vedere, non puoi partecipare. Per esempio Fini non potrebbe candidarsi a segretario. Sensato. Dire però che IdV non sia riconducibile al progetto Ulivo-Partito Democratico sembra quantomeno azzardato. Di Pietro è stato tra i fondatori del partito "I Democratici", insieme a Romano Prodi, nel 2000. E non entrò in "Uniti nell'Ulivo" per via del veto dello SDI, nonostante il parere positivo di Di Pietro e la richiesta esplicita di Prodi. Aggiungo infine l'ultima argomentazione portata solitamente dai giornalisti filo-PD: Italia dei Valori non si è ancora sciolta. Vero. Ma neanche DS e Margherita si sono sciolti, hanno solo annunciato che lo faranno, come aveva fatto pure Di Pietro, anche se magari in forma meno sensazionalista e con meno anticipo (ma da nessuna parte nel regolamento si richiede di organizzare spettacoli televisivi per affermare l'ovvio). Che quindi la commissione tecnica non potesse ammetterlo è ridicolo. A volere essere molto buoni possiamo dire che hanno scelto di applicare il regolamento in modo molto duro. Se invece preferiamo una linea più realistica possiamo dire che si sono inventati una motivazione tecnica per escludere Di Pietro. In entrambi i casi c'è alla base una scelta politica nell'escluderlo.

La cosa che fa più male è la sudditanza dei giornali (specie quelli di partito ovviamente, che finanziamo con i soldi delle tasse). Sull'Unità Antonio Padellaro, successore dello stesso Colombo alla guida del giornale, scrive un editoriale delirante che non necessita di un Blogger qualsiasi per essere smentito. Si chiede perché Di Pietro si sia candidato. Aggiungo a questa domanda anche: perché è stato escluso? La risposta forse è la stessa.

Forse non tutti sanno che queste elezioni primarie non servono solo per eleggere il segretario. Assegnano anche i posti in consiglio, i voti a disposizione per decidere le future linee di partito. Potere insomma non solo per chi vince, ma anche per chi gli sta alle spalle. Quando Rutelli dice "Appoggio Veltroni" vuole dire "Se vince Veltroni io mi prendo una sedia al consiglio". Queste primarie servono per distribuire queste sedie alle varie correnti. Veltroni-Franceschini rappresentano la classe dirigente attuale, poi c'e' Letta che rappresenta i dirigenti più giovani e spinge per un ricambio generazionale. Infine Bindi rappresenta i popolari. Parisi, Castagnetti. La corrente Prodiana. Non solo l'anima teodem come potrebbe far pensare il curriculum del personaggio, che da bambina giocava a dire la messa.

Risulta quindi evidente che anche se, come dice Padellaro, Di Pietro non poteva vincere (e questo discorso vale allora per tutti i candidati tolto Veltroni... sono candidature di disturbo anche le loro?) la sua candidatura poteva togliere sedie a altri. Sedie che all'interno dei due apparati sono già state assegnate duramente. Notare ad esempio che i tre candidati reali hanno rappresentanze miste DL e DS e che quindi queste primarie non dovrebbero influenzare pesantemente le dosi di DL e DS già decise all'interno del consiglio. In pratica è solo l'ennesima vuota verbalizzazione di un progetto già deciso dagli apparati. Servirà al massimo come sondaggio di opinioni all'interno dell'elettorato (per cui oltretutto l'intervistato deve pure pagare) per vedere quanto l'elettorato è sensibile a determinati temi (come ad esempio lo svecchiamento della classe dirigente).

Si può aggiungere molto. Dalla scelta della data (su cui si potrebbe scrivere un post apposito) alle varie polemiche sui diversi aiuti dati dai partiti ai vari candidati. Ma il post è già lunghissimo e non mi sembra il caso di aprire altri capoversi. Finisco così. Per ora sono amareggiato. La logica di partito è ancora decisamente dominante sulla politica. Non vedo inoltre motivo per andare a votare le primarie, a meno che non si voglia finanziare il Partito (per motivi a me ignoti, ma la gente fa le cose più strane).

PS: Che dietro le diverse liste ci siano interessi di potere e non differenze di idee politiche si può anche immaginare, ma comunque è interessante rendersene conto leggendo articoli come questo in cui Claudio Cosmaro spiega sul sito delle primarie quante liste conviene fare per favorire la propria corrente e il proprio candidato. Fa sorridere il fatto che non ci siano riferimenti di nessun tipo a considerazioni politiche nello scegliere il numero di liste.

Politica 101: Di cosa voglio parlare

Sul termine politica in Italia c'è una certa confusione. Per molte persone parlare di politica significa parlare di uomini politici o di partiti. Senza scomodare l'ovvia etimologia greca della parola, la Politica nell'accezione "da vocabolario" è L'Arte di governare le società. E solo di questo si parlerà. Non mi interessa minimamente se è più simpatico Prodi o Berlusconi, o chi dei due bisognerebbe votare.

Purtroppo questo spesso causa la fine di ogni discussione. Se non si può parlare di politica allo stesso modo in cui si tifa per una squadra di calcio, tipicamente si cambia argomento. Per molti essere interessati alla politica vuol dire avere chiaro chi votare alle prossime elezioni. Questo è chiaramente assurdo, e non ci sarebbe neanche bisogno di parlarne con qualcuno abbastanza saggio da leggere questo post.

Un tifoso di una squadra di calcio rimane della stessa squadra tutta la vita (solitamente) e se cambia vien visto come un traditore. Il tifo è irrazionale e influenza la percezione della realtà: tutte le azioni sono più giuste e corrette se fatte dalla propria squadra. Molte persone vedono allo stesso modo la politica e guardano i fatti distorti dalla lente del partito. Chi si interessa realmente di politica non può subappaltare le proprie decisioni ad un partito.

Non voglio quindi vedere "tifo" nelle eventuali discussioni, e tenterò di non farne io stesso. Ovviamente questo non vuol dire non poter commentare questo o quel fatto di cronaca, ma cercando sempre di rimanere neutrali. Tentare un confronto di idee e non di persone. L'importante è il contenuto, non il contenitore; non è importante chi parla, ma cosa dice.