V-Day

Ora che gli animi si sono un po' calmati, è giusto parlare del V-Day.

Non è stata una bella manifestazione. Anzi, era gretta nei modi e populista nei termini, come molte cose che fa Grillo, pronto a cavalcare qualsiasi battaglia e qualsiasi problematica gli venga proposta senza essersi prima assicurato che il problema sia reale. Dal signoraggio agli inceneritori, dalle scie chimiche alla TAV, si getta lancia in resta sparando le sue battute come fossero verità dimostrabili e dimostrate.

Anche sul caso specifico, sulle proposte di legge fatte, c'è poi da ridire. Sull'argomento (come su molte cose) trovo condivisibili alcune cose scritte da Daniele Luttazzi: sono leggi quantomeno opinabili. Non si può ammettere che l'uomo non possa cambiare, negare una seconda possibilità a qualcuno perchè magari a vent'anni aveva fatto una stupidaggine. O chi si macchia di reati per protestare. O, come Grillo stesso, per guida pericolosa. In alcuni casi non c'è correlazione tra il reato e la possibilità che il candidato sia un buon politico. In molti sì, ma una legge? Non dovrebbe bastare il buon senso degli elettori? Stesso discorso per le due candidature. Non dovrebbe essere necessaria una legge, molti partiti già lo fanno e nei singoli casi dovrebbe bastare il giudizio degli elettori.

Nonostante questo io ho firmato. A volte anche leggi ingiuste servono. Servono per rompere situazioni troppo statiche e inattaccabili. Se nel paese non ci fosse il monopolio partitico dell'informazione e l'attuale legge elettorale che blocca la scelta dei candidati, probabilmente non ce ne sarebbe bisogno; ma in un paese in cui il potere decisionale dell'elettore sovrano è castrato e le segreterie di partito possono mettere in parlamento chi preferiscono senza timore di scandali, allora ben vengano leggi ingiuste. Faccio l'esempio delle quote rosa. Sono ingiuste e anticostituzionali, ma servono nel momento specifico per permettere di rompere l'attuale egemonia maschile alla testa dei partiti.

La vera notizia comunque non è stata il V-Day. Non sono state le trecentomila persone che hanno firmato. Il fatto è che per queste trecentomila persone, manifestazione di una realtà arrabbiata e di un disagio contro il mondo della politica, il V-Day (che poteva essere una valvola di sfogo) è diventata un'ulteriore causa di risentimento. Perchè i politici non hanno commentato, non hanno ascoltato. Hanno attaccato nel modo più violento, cioè oscurando del tutto la manifestazione.

Quando ci fù il Family Day, manifestazione a cui andarono circa cinquecentomila persone, non si parlò d'altro per il mese prima e per il mese dopo. La parallela manifestazione sul "coraggio laico", a cui non andarono neppure diecimila persone, ebbe poco meno seguito giornalistico. Il V-Day è stato cancellato completamente. Prima della manifestazione il vuoto assoluto. Nessuno doveva sapere (e non voglio sbilanciarmi sui numeri possibili di presenti nel caso in cui la notizia fosse andata ai telegiornali). Ma è stato il 9 settembre che la manipolazione dell'informazione è stata più eclatante. Dei primi 16 titoli che escono su Google News, 9 sono sul commento di Casini: "Una vergogna l'attacco a Biagi". Nessun giornalista che scrive "Chissà dove Casini abbia visto (senza essere lì) un attacco a Biagi (o un discorso su Biagi) che non c'è mai stato". Nessuno che gli fa comunque notare che un'eventuale discussione sulla legge intitolata a Biagi (che comunque non c'e' stata) non è un attacco all'uomo Biagi ma alla legge che porta il suo nome, e che è stata scritta dopo la sua morte e a lui intitolata proprio per raccogliere compassione e distogliere le critiche alla legge.

A tutt'oggi non ho letto nessun commento di un editorialista (nota 1) alle leggi proposte, nè positivo nè negativo. Ho letto solo, spacciata per notizia, la solita trafila di commenti dei vari politici. Perchè mi dovrebbe interessare quello che Bertinotti pensa del V-Day? Se lo voglio sapere mi vado a vedere il sito di Bertinotti. O vado ad una sua conferenza. O guardo una pagina di tribuna politica, che potrebbe essere ad esempio posta subito dopo la notizia vera e propria. Ci sono gli spazi adatti per conoscere le opinioni dei politici, ma l'informazione è un'altra cosa, e dovrebbe essere slegata dai commenti dei politici. Portare numeri e fatti. Ad esempio citare che in effetti all'interno del parlamento italiano c'è il maggior numero di parlamentari pregiudicati del mondo occidentale. Spiegarci in quali paesi della zona Euro il limite a due candidature è già stato sperimentato e con quali risultati. Quali sono i problemi tecnici delle elezioni dirette del candidato. Informazione insomma.

Devo dire che, nel caso specifico del V-Day, evento che ho visto sia dal vivo sia sugli schermi televisivi, mi sono finalmente reso conto della gravità della situazione dell'informazione Italiana. Le ONG di verifica internazionale ci hanno considerato dal 2004 al 2006 una nazione a libertà di informazione parziale, unica nazione occidentale, per via del noto conflitto di interessi. Nel 2007 ci hanno riammesso tra i paesi in cui c'è libertà di informazione, ma solo perchè ora la cosa è meno palese. Se si facesse leggere ai ragazzi di Freedom House quest'articolo, che noi leggiamo senza meraviglia, su come la dirigenza Rai viene decisa non penso che manterrebbero il loro giudizio.

1: In questo clima apprezzo Scalfari, bistrattato dai Grillini vari ed eventuali, che ha scritto un editoriale sull'argomento. Un editoriale contro, ma ne parla, si espone. Non apprezzo il suo degradare il movimento nella sua storia prima di parlare sulle idee: è un modo di esporre il proprio pensiero fazioso in quanto si basa su fatti non correlati per dare al lettore una impostazione mentale negativa quando si leggeranno poi i fatti e le idee del movimento. Ma almeno discute e non tenta di affossare nel nulla la cosa. Certo, poteva scrivere un articolo su Repubblica anche prima dell'evento, invece di rispondere alla chiamata al silenzio...

Primarie del Partito Democratico

Normalmente preferisco parlare di fatti passati. Volevo quindi aspettare il 14 ottobre per commentare sull'argomento ma nel frattempo esprimo un giudizio di mezzo termine, il giorno dell'apertura ufficiale della campagna. Il giudizio in fondo, per ora i fatti: breve cronistoria fino ad oggi, potete anche saltarla. Serve solo per avere una base comune.

2003: l'idea lanciata da Michele Salvati (DS) di formare un partito unitario di centro-sinistra viene ripresa da Romano Prodi.
2004: nasce la lista elettorale Uniti nell'Ulivo per le elezioni europee. Comprende DS, Margherita, SDI e Repubblicani Europei, partito sorto dalla scissione delle parti più riformatrici dal PRI quando questo si alleò con la CdL. Italia dei Valori, chiamata da Prodi a partecipare, si scontra con il veto dei socialisti dello SDI e viene esclusa.
2005: Elezioni regionali. Vittoria del centro sinistra che scende in campo questa volta come coalizione di partiti chiamata L'Unione. Ne fanno parte DS, Margherita, PRC, SDI, Verdi, Udeur, PCI, IdV e MRE. La sconfitta causa nella CdL una crisi di governo che da luogo al terzo governo Berlusconi.
Aprile 2006: Elezioni politiche. All'interno dell'Unione, le prove di Partito Democratico si scontrano contro gli apparati. Alla camera Margherita, DS e MRE corrono insieme come Uniti nell'Ulivo (lo SDI nel frattempo è uscito definitivamente dal processo di formazione del nuovo partito), ma non riescono a proporre una lista comune per il senato, per cui alla fine alla camera alta corrono divisi. Anche per questo motivo i voti al senato risultano inferiori a quelli alla camera e la vittoria dell'Unione viene smorzata dalla sostanziale parità ottenuta dalle due coalizioni a Palazzo Madama.
Ottobre 2006: si svolge a Orvieto un seminario in cui Margherita, DS e MRE definiscono le linee guida per il processo di formazione del PD.
Dicembre 2006: viene pubblicato (scritto a più mani) il Manifesto per il Partito Democratico.
Aprile 2007: in contemporanea i congressi di Margherita e DS annunciano lo scioglimento dei partiti per confluire nel PD. Nei DS si oppongono per motivi in parte diversi Fabio Mussi e il suo "correntone" (rappresentante di circa il 25% dei voti interni ai DS) e Gavino Angius. Entrambi decidono di iniziare a elaborare un partito a sinistra del PD. Critica la mancata collocazione del PD nel PSE. Nella Margherita le uniche opposizione vengono da Arturo Parisi e Willer Bordon, che vorrebbero uno scioglimento delle correnti interne alla Margherita, e da Gerardo Bianco che lascia il partito.
Maggio 2007: nasce il comitato 14 ottobre per le primarie del PD. A fine mese vengono scritte le regole per le candidature.
Giugno-Luglio 2007: viene scelto Walter Veltroni (DS) come candidato ufficiale per la corsa alle prossime elezioni politiche, in ticket con Dario Franceschini (Margherita). In virtù di questo si candidano (sempre in ticket) alla segreteria del PD. A seguire si candida anche Rosy Bindi (Margherita) e poi Enrico Letta (Margherita), inizialmente in ticket con Pier Luigi Bersani (DS) che poi ritira il suo appoggio. Questi sono i tre candidati "ufficiali", sponsorizzati dalle segreterie e con apparati alle spalle.
Vi sono poi due candidati politici esterni, Antonio Di Pietro e Marco Pannella, che vengono però esclusi dalla commissione tecnica in base alla loro appartenenza a partiti esterni al PD e Furio Colombo, giornalista dell'Unità che viene escluso perchè le firme consegnate sono state copie via fax e non originali.
A questi si aggiungono gli outsider Mario Adinolfi, Jacopo Gavazzoli Schiettini e Pier Giorgio Gawroski, oltre a Enrico Andreoni, Lucio Cangini e Amerigo Rutiliani che però non riescono a raccogliere le firme necessarie.
Nel frattempo il MRE, partito fondatore sin dall'inizio, lascia il progetto perchè ritiene che il PD si sia rivelato semplicemente la somma dei due apparati di DS e Margherita.

Questi sono i fatti (penso sia importanti dividerli nettamente dalle analisi soggettive).
Dovendo dare un giudizio, mi viene in mente delusione. Non perchè volessi (o non volessi) votare il nuovo soggetto, ma perchè comunque il PD è un tassello del nuovo mosaico della politica dopo il periodo transitorio (durato più di dieci anni) della Seconda Repubblica. Sinistra, PD, Grande Centro (è di oggi la notizia dell'accordo tra Mastella e Casini, con un target ideale del 10%, anche se si sapeva già da molto tempo). A destra è ancora un po' confuso, ma è questione di tempo e si adatteranno, come si è visto le elezioni danno ragione ai partiti unici. Come in tutti gli arazzi, la qualità di un filo influenza tutta la trama. Se in una competizione i miei avversari corrono forte, vengo spronato anche io a correre di più. Per questo speravo in un Partito Democratico forte e innovativo che superasse i partiti e fosse di ispirazione al resto della politica per uscire da questo che penso sia uno dei momenti più bassi della democrazia Italiana.

Invece le regole (a partire dall'esclusione di Colombo per le firme via Fax) sono state scritte appositamente per ingessare gli apparati e evitare sorprese. Come può un cittadino senza un apparato politico raccogliere 2000 firme da 5 regioni diverse in 48 ore? Questo apre una seconda domanda: perché è necessario avere un apparato politico alle spalle per candidarsi alle primarie di un partito? Il Partito Democratico made in USA spesso chiamato in causa come ispirazione ideale non richiede niente se non l'adesione al manifesto per candidarsi. Ma questo sarebbe decisamente improponibile per le segreterie Italiane.

Ma ancora più eclatante è stato il caso Di Pietro-Pannella. Furio Colombo, amareggiato per la sua esclusione forzata, scrive un articolo molto esplicito sull'argomento in cui afferma che l'esclusione di Di Pietro e Pannella è stata politica e non tecnica, nonostante a escluderli sia stata una commissione tecnica. Fa maggiormente specie il fatto che le motivazioni dell'esclusioni erano state suggerite da Walter Veltroni. Ma Walter non è (ancora) il segretario, è un candidato. Che senso ha un candidato che suggerisce ad una commissione tecnica di non accettare le candidature di suoi oppositori? Si può opporre a tutto questo: ma c'è un regolamento che parla chiaro. La commissione tecnica ha detto che in virtù degli articoli 1,2 e 7,4 non possono partecipare, in quanto "Appartenenti a partiti nazionali". E questo è il punto forse più interessante della vicenda. Tutti i giornali hanno riportato la notizia esattamente così. Ma pochissimi hanno riportato chiaramente (e nessuno in grande evidenza) il testo dei due articoli, che parlano fondamentalmente di altro! L'articolo 1,2 in particolare parla del fatto che il candidato deve essere italiano o comunitario e avere più di 14 anni. Il 7,4 è più inerente, ma ancora non vieta a Di Pietro di candidarsi, forse maggiormente a Pannella. In particolare esclude la candidatura "di persone notoriamente appartenenti a forze politiche o ad ispirazioni ideali non riconducibili al progetto dell’Ulivo-Partito Democratico". Sia nello spirito sia nella lettera il testo è chiaro. Se fai parte di un partito che non ha niente a che vedere, non puoi partecipare. Per esempio Fini non potrebbe candidarsi a segretario. Sensato. Dire però che IdV non sia riconducibile al progetto Ulivo-Partito Democratico sembra quantomeno azzardato. Di Pietro è stato tra i fondatori del partito "I Democratici", insieme a Romano Prodi, nel 2000. E non entrò in "Uniti nell'Ulivo" per via del veto dello SDI, nonostante il parere positivo di Di Pietro e la richiesta esplicita di Prodi. Aggiungo infine l'ultima argomentazione portata solitamente dai giornalisti filo-PD: Italia dei Valori non si è ancora sciolta. Vero. Ma neanche DS e Margherita si sono sciolti, hanno solo annunciato che lo faranno, come aveva fatto pure Di Pietro, anche se magari in forma meno sensazionalista e con meno anticipo (ma da nessuna parte nel regolamento si richiede di organizzare spettacoli televisivi per affermare l'ovvio). Che quindi la commissione tecnica non potesse ammetterlo è ridicolo. A volere essere molto buoni possiamo dire che hanno scelto di applicare il regolamento in modo molto duro. Se invece preferiamo una linea più realistica possiamo dire che si sono inventati una motivazione tecnica per escludere Di Pietro. In entrambi i casi c'è alla base una scelta politica nell'escluderlo.

La cosa che fa più male è la sudditanza dei giornali (specie quelli di partito ovviamente, che finanziamo con i soldi delle tasse). Sull'Unità Antonio Padellaro, successore dello stesso Colombo alla guida del giornale, scrive un editoriale delirante che non necessita di un Blogger qualsiasi per essere smentito. Si chiede perché Di Pietro si sia candidato. Aggiungo a questa domanda anche: perché è stato escluso? La risposta forse è la stessa.

Forse non tutti sanno che queste elezioni primarie non servono solo per eleggere il segretario. Assegnano anche i posti in consiglio, i voti a disposizione per decidere le future linee di partito. Potere insomma non solo per chi vince, ma anche per chi gli sta alle spalle. Quando Rutelli dice "Appoggio Veltroni" vuole dire "Se vince Veltroni io mi prendo una sedia al consiglio". Queste primarie servono per distribuire queste sedie alle varie correnti. Veltroni-Franceschini rappresentano la classe dirigente attuale, poi c'e' Letta che rappresenta i dirigenti più giovani e spinge per un ricambio generazionale. Infine Bindi rappresenta i popolari. Parisi, Castagnetti. La corrente Prodiana. Non solo l'anima teodem come potrebbe far pensare il curriculum del personaggio, che da bambina giocava a dire la messa.

Risulta quindi evidente che anche se, come dice Padellaro, Di Pietro non poteva vincere (e questo discorso vale allora per tutti i candidati tolto Veltroni... sono candidature di disturbo anche le loro?) la sua candidatura poteva togliere sedie a altri. Sedie che all'interno dei due apparati sono già state assegnate duramente. Notare ad esempio che i tre candidati reali hanno rappresentanze miste DL e DS e che quindi queste primarie non dovrebbero influenzare pesantemente le dosi di DL e DS già decise all'interno del consiglio. In pratica è solo l'ennesima vuota verbalizzazione di un progetto già deciso dagli apparati. Servirà al massimo come sondaggio di opinioni all'interno dell'elettorato (per cui oltretutto l'intervistato deve pure pagare) per vedere quanto l'elettorato è sensibile a determinati temi (come ad esempio lo svecchiamento della classe dirigente).

Si può aggiungere molto. Dalla scelta della data (su cui si potrebbe scrivere un post apposito) alle varie polemiche sui diversi aiuti dati dai partiti ai vari candidati. Ma il post è già lunghissimo e non mi sembra il caso di aprire altri capoversi. Finisco così. Per ora sono amareggiato. La logica di partito è ancora decisamente dominante sulla politica. Non vedo inoltre motivo per andare a votare le primarie, a meno che non si voglia finanziare il Partito (per motivi a me ignoti, ma la gente fa le cose più strane).

PS: Che dietro le diverse liste ci siano interessi di potere e non differenze di idee politiche si può anche immaginare, ma comunque è interessante rendersene conto leggendo articoli come questo in cui Claudio Cosmaro spiega sul sito delle primarie quante liste conviene fare per favorire la propria corrente e il proprio candidato. Fa sorridere il fatto che non ci siano riferimenti di nessun tipo a considerazioni politiche nello scegliere il numero di liste.

Sentenze

Solo una postilla. Personalmente ho deciso, come ho già scritto, di fidarmi delle sentenze. Mi fido delle sentenze perchè a qualcosa si deve pur credere, e il processo è comunque la forma di analisi della verità più controllata e protetta da infiltrazioni. Ma anche le sentenze vanno lette a fondo. Non i singoli passi o libere interpretazioni che riportano questo o quel giornalista. Nei limiti del ragionevole e del tempo disponibile, bisogna leggerne il più possibile. Perchè il risultato del processo non significa niente, se mi devo fare un'idea della statura morale di una persona.

Paolo Borsellino aveva parlato sull'argomento pochi anni prima di essere ucciso.

Alle sue parole aggiungo solo che oltre ai crimini non "rilevati" o non provati dalla magistratura, ci sono anche i fatti che vengono fuori dal processo che non costituiscono reato ma vanno comunque contro il mio senso della morale e quindi influenzano la percezione che ho di quella persona. E viceversa, ci sono fatti che costituiscono reato ma non inficiano la mia opinione sul condannato.

Il risultato del processo Austriaco a Mazzini era indubbiamente esatto nel definirlo colpevole di organizzazione di bande armate a scopi rivoluzionari, ma questo non inficia la mia opinione di Mazzini. Viceversa un processo che testimonia che X è amico di Y, che non è reato chiunque siano X e Y, può mutare drasticamente il mio giudizio su entrambi. Un conto sono i fatti che vengono evidenziati dal dibattimento, un conto è il giudizio di questi che il giudice dà attraverso la griglia (oggettiva) della legge italiana e io attraverso una mia griglia (soggettiva) morale di riferimento.

Anno Domini 1992: Premesse Storiche

Quest'anno è per me il perno della storia d'Italia contemporanea. La storia nazionale degli anni precedenti era una preparazione a quegli avvenimenti, montata anche dai grandi cambiamenti della situazione mondiale di quegli anni; la storia successiva, sino ad oggi, può essere vista come una serie di assestamenti tra i gruppi di potere dopo quella scossa. Premetto una breve cronologia per chi non avesse capito di cosa parlo.

30/1/1992: La Corte di Cassazione conferma la condanna del Maxiprocesso per Mafia, istituito nell'1989 da Falcone e Borsellino.
17/2/1992 : Antonio Di Pietro chiede al Gip la cattura di Mario Chiesa (PSI). Inizia Mani Pulite.
12/3/1992: Salvo Lima (DC) politico vicino ad Andreotti viene ucciso a Palermo. Nonostante non avesse mai subito processi, era considerato da molti come uomo vicino alla Mafia.
6/4/1992: Elezioni politiche. DC e PSI perdono copiosamente voti, ma l'opposizione è frammentata. Sono le prime elezioni in cui non c'è il Partito Comunista Italiano, disciolto nel 1991 e smembrato tra Partito della Rifondazione Comunista e Partito Democratico della Sinistra. La Lega (che corre da sola) prende il 9%. Alla fine il quadripartito riesce a mantenere una maggioranza risicatissima. Sono elezioni molto particolari, le ultime della Prima Repubblica. Cossiga si dimette da Presidente della Repubblica prima di offrire l'incarico al nuovo Presidente del Consiglio. La politica è paralizzata sino a quando non riuscirà a eleggere un nuovo Presidente della Repubblica, ma le votazioni sono un susseguirsi di fumate nere.
23/5/1992: Sull'autostrada Palermo-Punta Raisi, svincolo per Capaci, un attentato al tritolo uccide il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la sua scorta: Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo. L'attentato verrà rivendicato dalla Falange Armata, un gruppo composto da mafia e servizi segreti deviati.
25/5/1992: Oscar Luigi Scalfaro, sotto la pressione dell'attentato mafioso, viene finalmente eletto Presidente della Repubblica. E' l'elezione più lunga della storia della Repubblica. Da lì a un mese Giuliano Amato (PSI) viene incaricato di formare il governo.
19/7/1992: In Via D'Amelio un'autobomba uccide il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cusina, Claudio Traina e Vincenzo Limuli. Anche questa volta l'attentato viene rivendicato dalla Falange Armata.
15/12/1992: Primo avviso di garanzia a Bettino Craxi per corruzione, ricettazione e violazione del finanziamento pubblico ai partiti. E' la fine della Prima Repubblica.

A cosa fu dovuto questo smottamento sismico che portò alla crisi politica degli anni successivi? Molti macrogruppi di potere si scontravano, sia dentro le istituzioni sia al di fuori. Il 3/7 Borsellino aveva spiegato in un articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno che Riina e Provenzano erano ai ferri corti e si stava mettendo in dubbio il controllo su Cosa Nostra. Parlamento e Magistratura avevano aperto la lunga stagione di contrasto: il ministro della giustizia Claudio Martelli, ex-compagno di classe di Craxi e numero tre del PSI si esprime in un lungo panegirico sulla politica possibile cercando di ridimensionare Mani Pulite. Verrà poi indagato per corruzione. Il capitano del Ros Beppe De Donno aveva incontrato in quegli stessi giorni Vito Ciancimino, ex-sindaco mafioso di Palermo, e da lì secondo alcuni sono nate le prime trattative "ufficiali" tra Stato e Mafia per risolvere (o perpetrare?) la strategia stragista. Tanto che all'indomani dell'introduzione del 41 bis, il regime di carcere duro per i reati di mafia istituito dopo l'omicidio Falcone, un anonimo spiega alla redazione Ansa di Palermo che "certe cose non sono state rispettate".

Ma le spaccature erano anche trasversali alle singole istituzioni. Nella Procura di Palermo Falcone e Borsellino soffrono entrambi nei rapporti con il loro capo, Pietro Giammanco, che insabbia le loro inchieste. Verrà rimosso dalla procura dopo la morte di Borsellino, ma promosso ad un incarico più prestigioso. Bruno Contrada, alto ufficiale del Sisde, si scontra con Gianni De Gennaro, futuro capo della Polizia recentemente destituito. Contrada, che negli anni '80 era una leggenda della lotta antimafia, nel natale 1992 finirà in carcere per associazione mafiosa, De Gennaro scalerà la vetta della Polizia di Stato. E centinaia di altri esempi di gruppi di potere ramificati in tutte le istituzioni.

Perchè parlo di gruppi di potere trasversali? Perchè quando leggo un articolo a favore di Bruno Contrada so che lo scrittore è un Forza Italiota, tipicamente uno Jannuzzi. Se leggo un testo di Travaglio so invece che sarà convinto o comunque ben disposto sulla colpevolezza di Contrada. Perchè tutte queste storie si legano. Dal conflitto De Gennaro-Contrada si passa alla Dia, ai Pentiti, al Processo Berlusconi, a Violante e Di Pietro, ai famosi "sconti" ipotizzati al PCI o ad Amato e via dicendo per tutta la successiva vita della Seconda Repubblica. E in ogni questione ammettere che su un punto possano avere ragione gli altri può dargli ragione su altri nodi nella turpe spirale (il)logica della fallacia ad Hominem.

Da questo sono scaturiti i fatti del 1992. Ancora è presto per dirla storia e analizzarla con freddezza, perche' quasi tutti i politici di oggi sono quelli di allora. Su ogni singolo fatto si può ragionare liberamente e dare le proprie interpretazioni. Ma è importante evitare di analizzare la storia e l'inchiesta tramite la politica, farsi idee proprie. Si deve decidere un metodo, un criterio personale, perchè se ogni giornalista ricostruisce ipotesi diverse non si può chiedere al singolo individuo di informarsi e/o svolgere inchieste personali per sapere la verità. Io ho deciso di fidarmi dei processi, almeno quando non ho tempo per leggermi bene tutta l'inchiesta. Alla fine di due gradi di giudizio, oltre al GIP e al GUP, se non altro ho un certo filtro statistico su quello che passa. Ma anche in questo campo, come nella politica, non si può subappaltare le proprie impressioni a un giornalista o a un altro singolo ente, bisogna essere autocritici nel momento in cui ci si rende conto che quello che pensi vero non è frutto di un'analisi del fatto ma solo del parere di altri.

Politica 101: Di cosa voglio parlare

Sul termine politica in Italia c'è una certa confusione. Per molte persone parlare di politica significa parlare di uomini politici o di partiti. Senza scomodare l'ovvia etimologia greca della parola, la Politica nell'accezione "da vocabolario" è L'Arte di governare le società. E solo di questo si parlerà. Non mi interessa minimamente se è più simpatico Prodi o Berlusconi, o chi dei due bisognerebbe votare.

Purtroppo questo spesso causa la fine di ogni discussione. Se non si può parlare di politica allo stesso modo in cui si tifa per una squadra di calcio, tipicamente si cambia argomento. Per molti essere interessati alla politica vuol dire avere chiaro chi votare alle prossime elezioni. Questo è chiaramente assurdo, e non ci sarebbe neanche bisogno di parlarne con qualcuno abbastanza saggio da leggere questo post.

Un tifoso di una squadra di calcio rimane della stessa squadra tutta la vita (solitamente) e se cambia vien visto come un traditore. Il tifo è irrazionale e influenza la percezione della realtà: tutte le azioni sono più giuste e corrette se fatte dalla propria squadra. Molte persone vedono allo stesso modo la politica e guardano i fatti distorti dalla lente del partito. Chi si interessa realmente di politica non può subappaltare le proprie decisioni ad un partito.

Non voglio quindi vedere "tifo" nelle eventuali discussioni, e tenterò di non farne io stesso. Ovviamente questo non vuol dire non poter commentare questo o quel fatto di cronaca, ma cercando sempre di rimanere neutrali. Tentare un confronto di idee e non di persone. L'importante è il contenuto, non il contenitore; non è importante chi parla, ma cosa dice.